Gli italiani sono certamente i più grandi consumatori al mondo di acqua minerale: ne consumano circa nove miliardi di litri all'anno, pari a un consumo pro capite di 150 litri.
Sembra che questo enorme consumo sia dettato da due precise ragioni: la scarsa o addirittura inesistente fiducia nei confronti dell'acqua di rubinetto e le ossesive campagne pubblicitarie che esaltano le numerose qualità benefiche dell'acqua minerale.
Ogni giorno ci succede di vedere sulla stampa e in televisione una raffica di spot pubblicitari (pagati poi dagli stessi consumatori...) che esaltano una determinata virtù benefica di quell'acqua minerale piuttosto che la virtù benefica di quell'altra; il tutto "condito" da uccellini che posano sul bicchiere del testimonial o di rondinelle cristalline che svolazzano beate.
Ma le numerose acque minerali in commercio (ormai se ne contano più di trecento...) non sono tutte così "benefiche" come vogliono farci credere.
Ci sono in vendita molte bottiglie che contengono un'acqua così poco benefica che se uscisse dal rubinetto verrebbe dichiarata addirittura non potabile a causa del contenuto fuori limite ("fuorilegge") di alcune sostanze chimiche nocive alla salute.
Su segnalazione di alcune associazioni di categoria, e dopo opportune indagini, l'Unione Europea ha diffidato l'Italia dal continuare a permettere la vendita di acque minerali contenenti addirittura 19 sostanze chimiche pericolose in concentrazione di gran lunga superiore a quella ammessa per le acque potabili distribuite dagli acquedotti.
Emblematico è il caso del'arsenico: limitato a 50 microgrammi per litro nell'acqua di rubinetto e tollerato fino a 200 milligrammi per litro nelle bottiglie di acqua minerale.
Ciò è possibile grazie ad un Decreto Legge, esattamente il numero 542 del 1992, che sembrerebbe fatto su misura per le Società che imbottigliano e commercializzano le acque minerali.
Questo Decreto Legge ha innalzato i valori massimi ammissibili per alcune sostanze chimiche presenti nell'acqua minerale rispetto a quelli stabiliti per l'acqua potabile erogata dagli acquedotti, rendendo così commercializzabili acque assolutamente non potabili.
Inoltre, alcune Procure della Repubblica (Torino e Bari) hanno recentemente ordinato ai Nas (Nuclei Anti Sofisticazioni) dei Carabinieri di sottoporre ad analisi le acque minerali vendute in Italia.
Ecco l'inquietante scoperta dei Nas : " i sistemi di analisi adottati da alcuni laboratori che controllano la qualità delle acque minerali sono tarati in modo tale da non rilevare la presenza di certe sostanze chimiche nocive anche quando ci sono..."
Il quadro è veramente preoccupante, visto che si gioca con la nostra salute, anche se questo non vuole assolutamente dire che tutte le acque minerali in commercio siano così ingannevoli.
Fortunatamente ci sono in vendita delle acque minerali che sono veramente di ottima qualità.
Certo, queste ottime acque minerali sono un pò costose e non sempre si trovano negli scaffali del supermercato, ma vale la pena cercarle.
giovedì 25 aprile 2013
USO INDISCRIMINATO DEL CLORO NEGLI IMPIANTI DI POTABILIZZAZIONE DELL'ACQUA
"Dio ha creato 92 elementi chimici, l'uomo più di mille e il diavolo uno solo: Il cloro".
Ed è il cloro che nella stragrande maggioranza dei casi viene impiegato come disinfettante nel processo di potabilizzazione dell'acqua destinata al consumo umano.
Nei grandi acquedotti il cloro viene impiegato nella sua forma gassosa, anche se la manipolazione di questo gas richiede una particolare cautela dovuta al fatto che si tratta di un gas estremamente velenoso (aggredisce i polmoni causando tossi convulse).
Nei piccoli qcquedotti, invece, il cloro viene impiegato nella sua forma liquida, ovvero ipoclorito di sodio più o meno diluito; la comunissima candeggina, per esempio, è Cloro (ipoclorito di sodio) diluito al 10 per cento.
La clorazione dell'acqua destinata al consumo umano genera non pochi problemi alla salute.
Quando il cloro incontra della materia organica, animale o vegetale che sia, può reagire chimicamente e trasformarsi in nuove sostanze chimiche conosciute con il nome di Cloroderivati, vere e proprie sostanze cancerogene.
Recenti studi svolti da importanti Istituti Universitari hanno evidenziato un aumento del 46 per cento di tumori tra le persone che utilizzano acqua clorata, soprattutto tumori al retto, al colon e alla vescica.
Come se ciò non bastasse, attualmente si sta avanzando il sospetto che alcuni cloroderivati possano addirittura causare alterazioni del DNA (effetto genotossico).
Fortunatamente c'è una crescente opinione del mondo medico che pone la clorazione dell'acqua tra i gravi rischi per la salute, ritenendola un grande problema da affrontare e risolvere al più presto.
I gravi rischi per la salute, derivanti dall'assunzione di acqua clorata, si possono facilmente evitare consumando acqua in bottiglia, che certamente non è clorata.
Attenzione, però: come tutte le altre sostanze chimiche, i cloroderivati presenti nell'acqua non evaporano con la bollitura, e quindi dobbiamo usare acqua non clorata anche per cucinare.
L'acqua e certi tipi di cancro possono essere collegati. Si ritiene che il 60%-80% dei tumoti abbia un'origine ambientale. Numerosi studi hanno dismostrato la presenza di composti chimici cancerogeni nelle acque potabili. Infatti degli oltre duemila contaminanti presenti nell'acqua, 190 di essi hanno mostrato effetti negativi sulla salute: cangerogeni, mutageni, teratogeni o tossici.
Solo appropriati sistemi di filtrazione possono rimuovere questi contaminanti dall'acqua che beviamo.
Il dottor Martin Fox riprende polemicamente il solito discorso sull'uso scriteriato del cloro e ci ricorda che la maggior parte delle acque potabili contiene cloro, normalmente usato per la disinfezione. Alla fine degli anni Sessanta del Novecento, il Price affermò che una delle principali cause dell'arteriosclerosi è il cloro. Egli basò questa conclusione su un esperimento nel quale, aggiungendo cloro all'acqua precedentemente declorata che dava da bere ai polli, rilevò che gli animali si ammalarono di arteriosclerosi nel giro di pochi mesi.
Come si è visto il cloro si combina anche con sostanze fortemente cancerogene tra cui cloroformio, bromoformio, ecc.. Non ci stanchiamo di ripetere che in molte acque potabili la quantità di queste sostanze eccede i livelli minimi ammessi dalla legge.
I composti derivati dal cloro favoriscono la produzione di radicali liberi nel nostro organismo. I radicali liberi danneggiano le cellule e sono all'origine sia dell'arteriosclerosi, sia del cancro.
Ed è il cloro che nella stragrande maggioranza dei casi viene impiegato come disinfettante nel processo di potabilizzazione dell'acqua destinata al consumo umano.
Nei grandi acquedotti il cloro viene impiegato nella sua forma gassosa, anche se la manipolazione di questo gas richiede una particolare cautela dovuta al fatto che si tratta di un gas estremamente velenoso (aggredisce i polmoni causando tossi convulse).
Nei piccoli qcquedotti, invece, il cloro viene impiegato nella sua forma liquida, ovvero ipoclorito di sodio più o meno diluito; la comunissima candeggina, per esempio, è Cloro (ipoclorito di sodio) diluito al 10 per cento.
La clorazione dell'acqua destinata al consumo umano genera non pochi problemi alla salute.
Quando il cloro incontra della materia organica, animale o vegetale che sia, può reagire chimicamente e trasformarsi in nuove sostanze chimiche conosciute con il nome di Cloroderivati, vere e proprie sostanze cancerogene.
Recenti studi svolti da importanti Istituti Universitari hanno evidenziato un aumento del 46 per cento di tumori tra le persone che utilizzano acqua clorata, soprattutto tumori al retto, al colon e alla vescica.
Come se ciò non bastasse, attualmente si sta avanzando il sospetto che alcuni cloroderivati possano addirittura causare alterazioni del DNA (effetto genotossico).
Fortunatamente c'è una crescente opinione del mondo medico che pone la clorazione dell'acqua tra i gravi rischi per la salute, ritenendola un grande problema da affrontare e risolvere al più presto.
I gravi rischi per la salute, derivanti dall'assunzione di acqua clorata, si possono facilmente evitare consumando acqua in bottiglia, che certamente non è clorata.
Attenzione, però: come tutte le altre sostanze chimiche, i cloroderivati presenti nell'acqua non evaporano con la bollitura, e quindi dobbiamo usare acqua non clorata anche per cucinare.
L'acqua e certi tipi di cancro possono essere collegati. Si ritiene che il 60%-80% dei tumoti abbia un'origine ambientale. Numerosi studi hanno dismostrato la presenza di composti chimici cancerogeni nelle acque potabili. Infatti degli oltre duemila contaminanti presenti nell'acqua, 190 di essi hanno mostrato effetti negativi sulla salute: cangerogeni, mutageni, teratogeni o tossici.
Solo appropriati sistemi di filtrazione possono rimuovere questi contaminanti dall'acqua che beviamo.
Il dottor Martin Fox riprende polemicamente il solito discorso sull'uso scriteriato del cloro e ci ricorda che la maggior parte delle acque potabili contiene cloro, normalmente usato per la disinfezione. Alla fine degli anni Sessanta del Novecento, il Price affermò che una delle principali cause dell'arteriosclerosi è il cloro. Egli basò questa conclusione su un esperimento nel quale, aggiungendo cloro all'acqua precedentemente declorata che dava da bere ai polli, rilevò che gli animali si ammalarono di arteriosclerosi nel giro di pochi mesi.
Come si è visto il cloro si combina anche con sostanze fortemente cancerogene tra cui cloroformio, bromoformio, ecc.. Non ci stanchiamo di ripetere che in molte acque potabili la quantità di queste sostanze eccede i livelli minimi ammessi dalla legge.
I composti derivati dal cloro favoriscono la produzione di radicali liberi nel nostro organismo. I radicali liberi danneggiano le cellule e sono all'origine sia dell'arteriosclerosi, sia del cancro.
LE SOSTANZE CHIMICHE CONTENUTE NELL'ACQUA
Odori: odore di uova marce dovuto alla presenza di solfuri; odore di pesce dovuto alla presenza di metaboliti algali; odore di candeggina dovuto alla presenza di cloro utilizzato nel processo di potabilizzazione dell'acqua.
Sapori: ogni singolo sapore riscontrato nell'acqua corrisponde allo specifico odore come sopra descritto.
Torbidità: dovuta alla presenza di sostanze indisciolte disperse nell'acqua; anche i microorganismi concorrono a "sporcare" l'acqua.
Cloruri: dovuti all'intrusione di acque salmastre oppure allo scorrimento dell'acqua di falda che attraversa terreni gessosi.
Calcio: normalmente presente nell'acqua di falda che scorre su strati di roccia calcarea; insieme al magnesio determina la durezza dell'acqua espressa in gradi francesi (°F), dove un grado francese corrisponde a 10 milligrammi per litro di calcio e magnesio.
Magnesio: quasi sempre associato al calcio nella stessa proporzione con la quale si trova presente nelle rocce calcaree.
Sodio: presente nelle acque naturali associato ai cloruri, oppure dovuto al trattamento dell'acqua con addolcitori a scambio ionico che lo utilizzano come rigenerante delle resine.
Alluminio: presente nelle acque con pH molto elevato; molto spesso la presenza di alluminio nell'acqua è dovuta al suo utilizzo come flocculante nel processo di potabilizzazione.
Nitriti: dovuti alla trasformazione microbiologica dell'ammoniaca; i nitriti presenti nell'acqua sono l'indicatore chimico di un inquinamento da microorganismi.
Nitrati: dovuti principalmente ai fertilizzanti chimici utilizzati in agricoltura, ai liquami della zootecnia e agli scarichi fognari; quando entrano nell'organismo e si associano alle ammine contenute nei cibi, i nitrati danno origine alle nitrosoammine che sono universalmente riconosciute come sostanze cancerogene.
Vedi anche la tossicità dei nitrati
Ammoniaca: presente in quasi tutte le acque sotterranee a seguito di trasformazioni microbiologiche delle sostanze vegetali.
Solfuri: presenti nelle acque di pozzo a seguito di trasformazioni microbiologiche delle molecole di zolfo.
Boro: dovuto agli scarichi delle industrie che lavorano la ceramica.
Cloroderivati: sostanze tossiche o cancerogene derivanti dalla reazione chimica del cloro con la materia organica animale o vegetale presente nell'acqua.
Vedi anche Due parole sul cloro
Ferro: metallo pesante presente in quasi tutte le acque sotterranee; se lo si trova al rubinetto in forma ossidata, ovvero come pezzettini di ruggine, indica uno stato di corrosione delle tubature e una probabile presenza di ferrobatteri.
Manganese: presente quasi sempre associato al ferro, anche se in proporzioni decisamente inferiori.
Cloro: residui di cloro si riscontrano solo nelle acque degli acquedotti che lo utilizzano come disinfettante nel processo di potabilizzazione; la comunissima candeggina è cloro (ipoclorito di sodio) diluito al 10%.
Vedi anche Due parole sul cloro
Arsenico: sostanza altamente tossica la cui presenza nell'acqua è dovuta a scarichi delle industrie che lo impiegano per la produzione di insetticidi.
Cianuri: pressochè assenti nelle acque naturali ma presenti in quelle contaminate dagli scarichi delle industrie che lavorano i metalli (per esempio galvanoplastica e zincatura).
Piombo: metallo pesante altamente tossico, soprattutto per il sistema nervoso, molto frequente nelle acque che scorrono dentro tubature di ferro tra loro unite con saldature a piombo.
Mercurio: elemento tossico presente nell'acqua a seguito di scarichi industriali delle aziende che operano nella produzione del cloro e della soda.
Antiparassitari: fanno parte di questo gruppo di inquinanti i pesticidi, i funghicidi, i diserbanti, gli alghicidi, gli insetticidi e tutti i loro derivati; gli antiparassitari sono inquinanti ad elevata tossicità, alcuni sono cancerogeni, la cui presenza nell'acqua è dovuta al loro massiccio impiego nelle attività agricole..
Sapori: ogni singolo sapore riscontrato nell'acqua corrisponde allo specifico odore come sopra descritto.
Torbidità: dovuta alla presenza di sostanze indisciolte disperse nell'acqua; anche i microorganismi concorrono a "sporcare" l'acqua.
Cloruri: dovuti all'intrusione di acque salmastre oppure allo scorrimento dell'acqua di falda che attraversa terreni gessosi.
Calcio: normalmente presente nell'acqua di falda che scorre su strati di roccia calcarea; insieme al magnesio determina la durezza dell'acqua espressa in gradi francesi (°F), dove un grado francese corrisponde a 10 milligrammi per litro di calcio e magnesio.
Magnesio: quasi sempre associato al calcio nella stessa proporzione con la quale si trova presente nelle rocce calcaree.
Sodio: presente nelle acque naturali associato ai cloruri, oppure dovuto al trattamento dell'acqua con addolcitori a scambio ionico che lo utilizzano come rigenerante delle resine.
Alluminio: presente nelle acque con pH molto elevato; molto spesso la presenza di alluminio nell'acqua è dovuta al suo utilizzo come flocculante nel processo di potabilizzazione.
Nitriti: dovuti alla trasformazione microbiologica dell'ammoniaca; i nitriti presenti nell'acqua sono l'indicatore chimico di un inquinamento da microorganismi.
Nitrati: dovuti principalmente ai fertilizzanti chimici utilizzati in agricoltura, ai liquami della zootecnia e agli scarichi fognari; quando entrano nell'organismo e si associano alle ammine contenute nei cibi, i nitrati danno origine alle nitrosoammine che sono universalmente riconosciute come sostanze cancerogene.
Vedi anche la tossicità dei nitrati
Ammoniaca: presente in quasi tutte le acque sotterranee a seguito di trasformazioni microbiologiche delle sostanze vegetali.
Solfuri: presenti nelle acque di pozzo a seguito di trasformazioni microbiologiche delle molecole di zolfo.
Boro: dovuto agli scarichi delle industrie che lavorano la ceramica.
Cloroderivati: sostanze tossiche o cancerogene derivanti dalla reazione chimica del cloro con la materia organica animale o vegetale presente nell'acqua.
Vedi anche Due parole sul cloro
Ferro: metallo pesante presente in quasi tutte le acque sotterranee; se lo si trova al rubinetto in forma ossidata, ovvero come pezzettini di ruggine, indica uno stato di corrosione delle tubature e una probabile presenza di ferrobatteri.
Manganese: presente quasi sempre associato al ferro, anche se in proporzioni decisamente inferiori.
Cloro: residui di cloro si riscontrano solo nelle acque degli acquedotti che lo utilizzano come disinfettante nel processo di potabilizzazione; la comunissima candeggina è cloro (ipoclorito di sodio) diluito al 10%.
Vedi anche Due parole sul cloro
Arsenico: sostanza altamente tossica la cui presenza nell'acqua è dovuta a scarichi delle industrie che lo impiegano per la produzione di insetticidi.
Cianuri: pressochè assenti nelle acque naturali ma presenti in quelle contaminate dagli scarichi delle industrie che lavorano i metalli (per esempio galvanoplastica e zincatura).
Piombo: metallo pesante altamente tossico, soprattutto per il sistema nervoso, molto frequente nelle acque che scorrono dentro tubature di ferro tra loro unite con saldature a piombo.
Mercurio: elemento tossico presente nell'acqua a seguito di scarichi industriali delle aziende che operano nella produzione del cloro e della soda.
Antiparassitari: fanno parte di questo gruppo di inquinanti i pesticidi, i funghicidi, i diserbanti, gli alghicidi, gli insetticidi e tutti i loro derivati; gli antiparassitari sono inquinanti ad elevata tossicità, alcuni sono cancerogeni, la cui presenza nell'acqua è dovuta al loro massiccio impiego nelle attività agricole..
La tossicità dei Nitrati nell'acqua
La presenza di nitrati (N03) nelle acque superficiali e in quelle sotterranee destinate al consumo umano è sicuramente un grave problema che andrebbe affrontato e risolto quanto prima, soprattutto per le sue conseguenze sulla salute umana.
L'inquinamento da nitrati delle nostre acque è principalmente causato dalle dispersioni della rete fognaria urbana e sub-urbana, dalla cattiva gestione dei fanghi provenienti dai trattamenti acquedottistici dell'acqua, dal non corretto smaltimento dei liquami zootecnici e dall'eccessivo impiego di fertilizzanti azotati in agricoltura (il nitrato è la forma ossidata dei composti azotati).
Tutto ciò ha causato la saturazione di azoto del suolo e del sottosuolo, e di conseguenza un inquinamento da nitrati delle falde acquifere che va ben oltre i 50 milligrammi per litro stabiliti come limite massimo per la potabilità dell'acqua.
E a proposito di limite, è oportuno ricordare che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sugerisce un limite per i nitrati pari a 10 milligrammi per litro.
La scienza medica ha ormai confermato che il consumo di acqua contenente concentrazioni elevate di nitrati, o il consumo di alimenti preparati con questo tipo di acqua, può provocare problemi tossicologici anche gravi.
All'interno dell'organismo umano i nitrati vengono ridotti a nitriti sia nel cavo orale (ad opera della saliva) che nello stomaco (se il pH è superiore a 5) come anche nelle vie urinarie (in presenza di infezioni).
Successivamente, se i nitriti incontrano altre sostanze chimiche come le ammine o gli aminoacidi contenuti negli alimenti, reagiscono formando le nitrosoammine, alcune delle quali sono universalmente riconosciute come sostanze cancerogene e altre come sostanze ad azione mutagena diretta (alterazioni del DNA).
Oltre a ciò, l'entrata dei nitriti nel sistema circolatorio sanguigno può provocare in soggetti debilitati o con turbe ematiche la modificazione dell'emoglobina in metaemoglobina, con conseguente riduzione dell'apporto di ossigeno ai tessuti.
Nei neonati la metaemoglobinemia è considerata una malattia grave, conosciuta anche con il nome di "blue baby sindrome", ovvero sindrome del bambino cianotico.
Questa patologia si manifesta soprattutto nei soggetti alimentari con latte artificiale preparato utilizzando acqua contenente un valore elevato di nitrati.
Secondo alcuni ricercatori esisterebbe un rapporto abbastanza stretto tra contenuto elevato di nitrati nell'acqua potabile e l'aumento di certi tumori, specie di quelli al fegato, all'esofago, allo stomaco e ai reni.
Quel che è certo è che il contenuto elevato di nitrati nelle acque potabili è proporzionale all'incremento di certi tipi di tumore all'apparato digerente.
In un suo bollettino, l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) invita a non utilizzare acqua contenente nitrati, sia quella utilizzata per bere che quella utilizzata per cucinare gli alimenti.
Infatti, sottolinea l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, con la bollitura le sostanze chimiche come i nitrati non evaporano ma, al contrario, si concentrano maggiormente innalzando così la soglia di tossicità precedente alla bollitura.
Per concludere, è bene ricordare che da un punto di vista meramente sanitario i nitrati non sono tossici in quanto tali, ne tantomeno cancerogeni o genotossici, ma lo diventano nel momento stesso in cui si trasformano in nitrosoammine dopo la loro riduzione a nitriti.
lA BOLLITURA DELL'ACQUA NON RIDUCE GLI AGENTI INQUINANTI , ANZI
Sempre più persone, almeno otto su dieci, evitano di bere l'acqua potabile che esce dai loro rubinetti.
Queste persone sanno bene che la loro acqua è inquinata da numerose sostanze chimiche, alcune delle quali sono addirittura tossiche o cancerogene, e non gli interessa più di tanto sapere che questo inquinamento è contanuto nei limiti stabiliti dalla legge.
Spesso l'acqua del rubinetto presenta odori e sapori così sgradevoli da giustificare il rifiuto a berla; alcune volte è talmente dura, cioè calcarea, da renderla veramente indigesta; altre volte contiene della sabbiolina e dei pezzettini di rugine che disturbano il palato.
Comunque sia, tutte le persone che bevono acqua in bottiglia lo fanno perchè non si fidano di quella che esce dal loro rubinetto.
Poi però, stranamente e paradossalmente, tutte queste persone continuano ad utilizzare l'acqua del rubinetto pe rcucinare i cibi, per fare il the e il caffè o addirittura per preparare le delicate pappe ai loro bambini.
Queste persone pensano di essere al sicuro soltanto per il fatto che l'acqua utilizzata per cucinare viene fatta bollire, eliminando così qualsiasi rischio per la salute.
Questo è vero per quanto riguarda eventuali microorganismi presenti nell'acqua, ma è assolutamente falso per quanto riguarda le sostanze chimiche che con la bollitura vengono addirittura rese più concentrate e quindi più pericolose.
È risaputo che la bolitura non elimina gli inquinanti chimici presenti nell'acqua, e se ci fosse bisogno di una conferma basterà ricordare come viene prodotta l'acqua distillata, l'unica acqua che non contiene assolutamente alcuna sostanza chimica.
L'acqua distillata si ottiene per raffreddamento del vapore prodotto con la bollitura, il che conferma che tutte le sostanze chimiche che l'acqua conteneva sono rimaste...nell'acqua che non è evaporata.
Non solo, i cibi cotti nell'acqua inquinata asorbono gli inquinanti che essa contiene proprio come ssarbe il sale da cucina(sodio) che aggiungiamo all'acqua quando cuociamo la pasta.
E allora, per concludere, se non ci fidiamo dell'acqua di rubinetto e per questo non la beviamo, perchè continuiamo a "mangiarla"?
Queste persone sanno bene che la loro acqua è inquinata da numerose sostanze chimiche, alcune delle quali sono addirittura tossiche o cancerogene, e non gli interessa più di tanto sapere che questo inquinamento è contanuto nei limiti stabiliti dalla legge.
Spesso l'acqua del rubinetto presenta odori e sapori così sgradevoli da giustificare il rifiuto a berla; alcune volte è talmente dura, cioè calcarea, da renderla veramente indigesta; altre volte contiene della sabbiolina e dei pezzettini di rugine che disturbano il palato.
Comunque sia, tutte le persone che bevono acqua in bottiglia lo fanno perchè non si fidano di quella che esce dal loro rubinetto.
Poi però, stranamente e paradossalmente, tutte queste persone continuano ad utilizzare l'acqua del rubinetto pe rcucinare i cibi, per fare il the e il caffè o addirittura per preparare le delicate pappe ai loro bambini.
Queste persone pensano di essere al sicuro soltanto per il fatto che l'acqua utilizzata per cucinare viene fatta bollire, eliminando così qualsiasi rischio per la salute.
Questo è vero per quanto riguarda eventuali microorganismi presenti nell'acqua, ma è assolutamente falso per quanto riguarda le sostanze chimiche che con la bollitura vengono addirittura rese più concentrate e quindi più pericolose.
È risaputo che la bolitura non elimina gli inquinanti chimici presenti nell'acqua, e se ci fosse bisogno di una conferma basterà ricordare come viene prodotta l'acqua distillata, l'unica acqua che non contiene assolutamente alcuna sostanza chimica.
L'acqua distillata si ottiene per raffreddamento del vapore prodotto con la bollitura, il che conferma che tutte le sostanze chimiche che l'acqua conteneva sono rimaste...nell'acqua che non è evaporata.
Non solo, i cibi cotti nell'acqua inquinata asorbono gli inquinanti che essa contiene proprio come ssarbe il sale da cucina(sodio) che aggiungiamo all'acqua quando cuociamo la pasta.
E allora, per concludere, se non ci fidiamo dell'acqua di rubinetto e per questo non la beviamo, perchè continuiamo a "mangiarla"?
Bisfenolo A presente nelle bottiglie e contenitori per liquidi in plastica
è una sostanza ampiamente usata per le bottiglie in plastica, il sottile film interno alle scatolette di cibi conservati, le tettarelle per lattanti e le confezioni alimentati.
Se ne producono annualmente 2,8 milioni di tonnellate. A quanto pare, già si sapeva che questa sostanza contaminava gli alimenti con cui veniva a contatto, ed era sospettata di alterare gli ormoni sessuali umani. Ma ora uno studio ha scoperto che è collegata col cancro alla prostata. In particolare, l'assunzione nella dieta umana di quantità piccole ma costanti di bisfenolo è particolarmente pericoloso nelle donne in gravidanza, alterando in modo cruciale, ma invisibile, lo sviluppo dei neonati.
La sostanza provoca infatti alterazioni microscopiche nella prostata del feto, che non sono riscontrabili alla nascita. Gli effetti si fanno sentire con gli anni, nella terza età, con ipertrofia delle prostata e tumore. Le alterazioni possono causare anche malformazioni dell'uretra.
In Italia si registrano ogni anno 11 mila nuovi casi di cancro prostatico, e 6.300 morti per questa patologia: è la seconda causa di morte per cancro negli uomini, dopo il cancro al polmone. Il 60% dei casi è concentrato nel nord del Paese, evidentemente più avanzato e quindi più esposto al bisfenolo. Nell'ancor più avanzata Gran Bretagna, che ha una popolazione pari a quella italiana, i casi nuovi di cancro alla prostata sono 27 mila all'anno. Il fatto è che il bisfenolo è un estrogeno-simile, che mima l'ormone femminile.
Piccolissime quantità di questa plastica bastano dunque, nella vita fetale, a scombinare il sistema genitale dei maschi. La scoperta è dovuta all'equipe del professor Frederick vom Saal, che lavora all'Università del Missouri. Il gruppo ha somministrato a topine gravide piccolissime quantità di bisfenolo A, mentre ad altre cavie è stato somministrato in pari quantità dell'estradiolo, l'ormone usato nella pillola contraccettiva. Il test mirava a verificare se certi danni alla prostata del neonato avvenivano quando la madre, prendendo la pillola, restava accidentalmente incinta. Invece la prova ha dimostrato che entrambe le sostanze alteravano la prostata: e in quantità minime, molto minori di quelle che gli esseri umani ingeriscono bevendo dalle bottiglie di plastica.
E gli italiani sono i massimi consumatori mondiali di acqua cosiddetta minerale: 184 litri a testa, per una spesa di circa 500 euro all'anno a famiglia (i tedeschi non arrivano a 145 litri ). Spesso quest'acqua proclamata minerale viene dall'acquedotto comunale; ed è di sicuro peggiore, perchè contenuta in bottiglie quasi sempre di plastica.
Se ne producono annualmente 2,8 milioni di tonnellate. A quanto pare, già si sapeva che questa sostanza contaminava gli alimenti con cui veniva a contatto, ed era sospettata di alterare gli ormoni sessuali umani. Ma ora uno studio ha scoperto che è collegata col cancro alla prostata. In particolare, l'assunzione nella dieta umana di quantità piccole ma costanti di bisfenolo è particolarmente pericoloso nelle donne in gravidanza, alterando in modo cruciale, ma invisibile, lo sviluppo dei neonati.
La sostanza provoca infatti alterazioni microscopiche nella prostata del feto, che non sono riscontrabili alla nascita. Gli effetti si fanno sentire con gli anni, nella terza età, con ipertrofia delle prostata e tumore. Le alterazioni possono causare anche malformazioni dell'uretra.
In Italia si registrano ogni anno 11 mila nuovi casi di cancro prostatico, e 6.300 morti per questa patologia: è la seconda causa di morte per cancro negli uomini, dopo il cancro al polmone. Il 60% dei casi è concentrato nel nord del Paese, evidentemente più avanzato e quindi più esposto al bisfenolo. Nell'ancor più avanzata Gran Bretagna, che ha una popolazione pari a quella italiana, i casi nuovi di cancro alla prostata sono 27 mila all'anno. Il fatto è che il bisfenolo è un estrogeno-simile, che mima l'ormone femminile.
Piccolissime quantità di questa plastica bastano dunque, nella vita fetale, a scombinare il sistema genitale dei maschi. La scoperta è dovuta all'equipe del professor Frederick vom Saal, che lavora all'Università del Missouri. Il gruppo ha somministrato a topine gravide piccolissime quantità di bisfenolo A, mentre ad altre cavie è stato somministrato in pari quantità dell'estradiolo, l'ormone usato nella pillola contraccettiva. Il test mirava a verificare se certi danni alla prostata del neonato avvenivano quando la madre, prendendo la pillola, restava accidentalmente incinta. Invece la prova ha dimostrato che entrambe le sostanze alteravano la prostata: e in quantità minime, molto minori di quelle che gli esseri umani ingeriscono bevendo dalle bottiglie di plastica.
E gli italiani sono i massimi consumatori mondiali di acqua cosiddetta minerale: 184 litri a testa, per una spesa di circa 500 euro all'anno a famiglia (i tedeschi non arrivano a 145 litri ). Spesso quest'acqua proclamata minerale viene dall'acquedotto comunale; ed è di sicuro peggiore, perchè contenuta in bottiglie quasi sempre di plastica.
Il mondo ha sempre più sete e tra 30 anni resterà a secco
Il rapporto acqua-città, il dramma dei paesi poveri e le buone pratiche nel colabrodo Italia.
Ci sono due motivi sostanziali per cui la giornata mondiale dell'acqua quest'anno è dedicata al tema Acqua per la città: come rispondere alle sfide dell'urbanizzazione. La metà del genere umano vive in agglomerati urbani, e si calcola che tra vent'anni quasi il 60% della popolazione sarà stipata nelle principali città del mondo: 5 miliardi di persone. Essendo così decisivo il rapporto acqua-città, il problema ormai chiama direttamente in causa la responsabilità politica delle singole amministrazioni, delle aziende e di tutti i cittadini che possono influire direttamente nella gestione dell'acqua in contesti urbani - basti pensare al referendum di giugno. Di questa sfida parla il dossier preparato dal Comitato italiano Contratto Mondiale sull'acqua (www.contrattoacqua.it).
La situazione mondiale
La mancanza di acqua nelle aree più povere del pianeta (Asia e Africa) apre scenari drammatici. Almeno 5 milioni di persone ogni anno abbandonano le campagne per trasferirsi in città, 493 milioni di persone non hanno servizi sanitari, 789 milioni sopravvivono senza accesso all'acqua e il 27% della popolazione urbana nei paesi del sud del mondo non ha la rete idrica in casa. E il futuro non promette niente di buono, se è vero che nei prossimi venti anni in questa area del pianeta la popolazione è destinata a raddoppiare. Ma l'impatto dell'urbanizzazione ormai si fa sentire anche nelle città industrializzate, dove 497 milioni di persone hanno servizi igienici in comune e dove il 38% della crescita della popolazione è concentrato nelle periferie, con accampamenti totalmente sprovvisti di acqua e servizi. Sono i poveri che abitano a «casa nostra».
Acqua e povertà
La sfida più importante sarebbe quella di fornire acqua a quelle 828 milioni di persone che oggi vivono nelle baraccopoli. I poveri, oltretutto, pagano un litro d'acqua fino a 50 volte di più dei loro vicini ricchi, in quanto sono costretti a rifornirsi dai privati. Stime non proprio confortanti dicono che la popolazione dei quartieri poveri è destinata ad aumentare di 27 milioni di persone all'anno. Ma c'è chi muore di sete e chi l'acqua può sprecarla: si passa da una disponibilità media pro-capite di 425 litri al giorno per un cittadino statunitense ai 10 litri per un abitante del Madagascar (237 per un italiano e 20 per una intera famiglia africana). Allora si può ben dire, come ha scritto L'Osservatore Romano, che «l'acqua è un bene troppo prezioso per obbedire solo alle ragioni del mercato e per essere gestita con un criterio esclusivamente economico e privatistico».
Inquinamento, salute e sprechi
Ogni giorno, nelle principali città, 2 milioni di tonnellate di rifiuti umani vengono smaltiti in corsi d'acqua. La mancanza di impianti di depurazione nei paesi poveri, e gli scarichi industriali fuori controllo, provocano gravi problemi di salute (la malaria è ancora una delle principali cause di morte in molte aree urbane). La gestione degli acquedotti fa acqua da tutte le parti: i livelli di perdita delle reti idriche raggiungono anche il 70%, con una disonorevole media italiana del 47%. In totale, la quantità d'acqua potabile che ogni anno viene dispersa nelle principali città è stimata attorno ai 500 milioni di metri cubi.
Città e acque in bottiglia
Gli italiani continuano ad essere i più forti bevitori in Europa di acqua minerale (194 litri a testa, più del doppio della media europea, per un totale di 12,5 miliardi di litri imbottigliati). Le aziende produttrici gestiscono affari colossali (2,3 miliardi di euro all'anno) pagando alle Regioni pochissimi euro all'anno per lo sfruttamento delle fonti di acque minerali: sono 189, per 321 marche commercializzate. A livello di bilancio familiare, significa che una famiglia di quattro persone spende tra 320 e 720 euro all'anno per bere acqua minerale.
L'impatto ambientale di questo consumo scriteriato è presto detto: l'Italia produce 12,4 miliardi di bottiglie l'anno consumando 655 tonnellate di petrolio, scaricando in aria 910 mila tonnellate di CO2 e (nella spazzatura) 200 mila tonnellate di plastiche, il cui smaltimento è a carico degli enti locali, cioè dei cittadini. Inoltre, solo il 18% delle acque minerali imbottigliate viaggia su rotaia: significa che ogni anno 300 mila Tir fanno avanti e indietro per far aumentare i profitti stratosferici delle multinazionali o delle aziende che imbottigliano un bene comune.
Buone pratiche in città
Il Comitato italiano per un Contratto mondiale dell'acqua dieci anni fa ha lanciato l'idea di ricostruire e riattivare nelle città «punti d'acqua pubblica» come momenti di riscoperta e socializzazione del bene più prezioso. Da eventi inizialmente simbolici, oggi hanno preso corpo tre specifiche campagne che danno un prezioso contributo nella costruzione di un nuovo rapporto tra acqua e città.
1) L'etichetta dell'acqua del sindaco: si tratta di una campagna di sensibilizzazione per contrastare la tendenza a denigrare l'acqua del rubinetto, sottoscritta da diverse amministrazioni che hanno «sponsorizzato» la bontà della loro acqua, con il risultato che oggi l'acqua del rubinetto, dopo anni, è riapparsa nelle mense scolastiche di diverse città (Roma, Firenze, Milano, Bologna, Perugia...).
2) Le Case dell'Acqua: diverse amministrazioni hanno reintrodotto punti di ristoro collettivi (in giardini, piazze, scuole e stazioni) per contrastare l'uso di acque minerali.
3) Le fontanelle pubbliche: la proposta di realizzare nuove fontanelle o erogatori di acqua pubblica (anche frizzante) è stata accolta da numerosi comuni italiani, che oggi offrono ai cittadini sorsate di prodotto gratis o a prezzi stracciati. Piccole gocce di saggezza.
Meno minerale e più rubinetto
Gli italiani spendono di più per comprare acqua minerale che per acquistare vino. Dai dati forniti dall'Istat in occasione della Giornata mondiale dell'acqua, Coldiretti ha desunto che l'acquisto di minerale è la prima voce di spesa del bilancio familiare destinata alle bevande (19,71 euro al mese per famiglia). Tra alcolici e analcolici, ogni famiglia italianaspende complessivamente 41,06 euro al mese. La minerale per la prima volta ha superato il vino per il quale le famiglie italiane spendono 12 euro mensili. Negli ultimi 30 anni la spesa per il vino si è dimezzata, il consumo procapite è sceso a 40 litri per persona all'anno, per un totale di 20 milioni di ettolitri circa. L'uso della minerale è in calo mentre cresce il consumo dell'acqua del rubinetto (+1,2% negli ultimi dieci anni). Secondo l'Istat la spesa media per famiglia per il servizio idrico integrato domestico (acquedotto, canone fognatura, canone di depurazione) si aggira intorno ai 270 euro all'anno. Una famiglia su dieci (10,8%) lamenta disservizi nell'erogazione. L'Italia è come sempre divisa in due. Al sud le segnalazioni di inefficenze salgono al 18,7% (Calabria 33,4%, Sicilia 28,3%). Al nord si fermano al 5,8% delle famiglie. Conseguentemente al sud si spende di più per l'acqua minerale (20,34 al mese per famiglia contro 18,75 euro spesi al nord). Il calo di consumo di minerale cresce tanto più aumenta la fiducia nei confronti dell'acqua del rubinetto. Il 32,8% delle famiglie ha almeno un componente che non si fida dell'acqua del rubinetto con punte là dove è peggiore la situazione degli acquedotti (Sicilia, 64,2%, Calabria 52%). Le famiglie che acquistano minerale nel 2009 erano il 63,4%, mentre nel 2000 erano il 64,2%. La fiducia nel rubinetto però crolla quanto più aumentano i costi in bolletta. Rispetto al 2008 i rincari medi si attestano al 6,7% (Viterbo +53,4%, Treviso +44,7%). Dal 2000 ad oggi, 80 capoluoghi su 115 hanno ritoccato la bolletta per un aumento totale del 64,4%.
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